La nostra provincia, come tutta la regione, vanta un'antica tradizione gastronomica fatta di ingredienti semplici e genuini, di sapori unici, di tempi peculiari. Una cucina che porta in tavola ingredienti freschi e di prima qualità, ma soprattutto antica saggezza e remote tradizioni.
Alcune ricette vengono ancora proposte - in alcuni casi regolarmente in altri solo in particolari occasioni - nei ristoranti e negli agriturismi locali: è il caso dei
vincisgrassi e delle
tagliatelle con sugo di papera, dei
frascarelli e dei
calcioni, della
pezzata e della
polenta costarelle e salsicce, dei
tajulì pilusi e dei
maltagliati con i ceci, dei
crostini con fegatini di pollo o delle
verdure fritte in pastella.
Anche i nostri forni tramandano antiche tradizioni e producono ancora dolci di altri tempi come
scroccafusi,
cicerchiata e
sfrappe, tutti tipici del nostro carnevale, e focacce salate come la
crescia co li sgrisciuli.
Altre ricette vengono ormai tramandate nelle famiglie e fatte quasi esclusivamente in casa, come la
frustenga o i
vucculotti sapa e noci. Di molte si rischia purtroppo di perdere la memoria. Tra questi ricordiamo i dolci che erano un tempo legati alle attività contadine, come i maceratesi
spizzutelli tipici della spannocchiatura del granturco; quelli che venivano fatti in particolari momenti della vita sociale, come la
roccia o
fulignata usata nella zona di Camerino nei rituali matrimoniali; quelli confezionati per le feste religiose, come
lu Lattacciolu fatto a Sarnano in occasione della festa di San Biagio e per il Corpus Domini. Alcuni di questi dolci antichi vedono curiosamente protagonisti i legumi, come nel caso dei
calcioni dolci di fava o de l
u cicerò.
Spesso le ricette di un tempo utilizzano prodotti che la natura offre spontaneamente, come nel caso delle
erbe di campo che vengono "strascinate" o della
carlina, con cui si possono fare gustosi canditi ed una particolarissima marmellata.
Abbiamo voluto tramandare questi sapori, che risalgono ai tempi delle nostre bisnonne e più indietro ancora, per far sì che in un mondo che ha sempre fretta si trovi ancora il modo di gustare i piaceri e la lentezza della buona tavola.